Mi sembra bene iniziare l’attività in un sito parrocchiale analizzando il nome e il concetto di ‘parrocchia’. La parola è formata da: παρα =’vicino’ e οικέω = ‘casa, abitazione, residenza’. Con essa si indica un luogo, ma anche quelli che vivono in quel luogo. Si tratta di una zona discosta, in periferia, fuori dal centro abitato, adibita a campeggio, zona insomma per nomadi. Lì si sistema  una comunità che non ha legami organici con la gente del posto, e che vive con regole e usi propri. Straniera, quindi, ed estranea ai problemi, agli obblighi e ai vantaggi della città, dove altri vivono secondo stili di vita diversi.

Questo avveniva quando il cristianesimo era ancora poca cosa. Più tardi, invece, quando esso venne riconosciuto come religione lecita, e ancora più come religione di stato, la differenza e il distacco con i dintorni non si ebbero più. Il cristiano si uniformò alla vita sociale circostante, dove però i costumi avevano già risentito dell’influsso cristiano.

Il distacco e la vicinanza con l’ambiente circostante, sono sempre stati presenti nella vita del cristiano lungo la storia. Non vanno mai disgiunti, neppure però confusi o annullati. Si potrebbe dire che essi costituiscono la duplice continua tensione del cristiano nel mondo.

Con il termine ‘parrocchia’ si sottolinea l’aspetto di riserva che il cristiano deve avere, in ogni cosa e con chiunque (anche con se stesso)   e il termine è l’eco di quello che si legge nella Scrittura: ‘Non abbiamo quaggiù la nostra dimora permanente’. O in S. Paolo, che invitava il cristiano a ‘gioire, come se non gioisse, a piangere come se non piangesse… perché passa l’immagine di questo mondo…’

L’altro atteggiamento, l’immedesimarsi con gli altri e con i loro problemi, anch’esso è raccomandato dagli apostoli, e non è che l’attuazione della carità, anzi il segno che il nostro amore verso Dio è concreto e vero. (Se non ami il fratello che vedi, come puoi amare Dio che non vedi?)

Ma donarsi agli altri, e farlo in modo corretto, è possibile solo tenendo presente che la vita terrena è avviata e orientata verso quella definitiva. Il cristiano sa che è in viaggio, e chi è in viaggio non può attaccarsi troppo ai luoghi; il viaggio si interromperebbe: egli deve allora  comportarsi in modo diverso da chi si sistema permanentemente in un luogo;  vivere e lavorare con impegno, ma  senza ostacolare il viaggio. E’ accampato, vive in tenda, è sempre pronto a smontarla per sistemarla di nuovo più avanti. 

A cura di Matthewhite